Mi sono ritrovata a fissare il vuoto dopo aver letto l’ultima riga, con una parola che rimbombava forte “ineluttabile”. Perché “uomini e topi” in meno di cento pagine racchiude una storia che lascia presagire il finale, in più punti. Man mano che la narrazione prosegue e i protagonisti prendono forma, raccontandosi, l’inquietudine cresce. E anche la segreta speranza che non sia così come si immagina, che ci possa essere qualcosa che interviene a spezzare quella maledizione intuibile riga dopo riga. E invece no, ogni parola, come un piccolo mattone, contribuisce a costruire la conclusione, quasi come nel gioco dell’impiccato, quando, errore dopo errore, il patibolo appare.
L’abilità di John Steinbeck nel far immedesimare il lettore nel rapporto, quasi fraterno, che lega i due protagonisti George e Lennie, è tale che l’epilogo, pur annunciato, colpisce a tradimento. Lo scaltro George non riesce a salvare il gigante buono, affetto da un ritardo mentale che lo rende inconsapevole della sua enorme forza, Lennie. Sullo sfondo l’America degli anni trenta, dove è difficile sopravvivere alla crisi economica, fra conflitti razziali e la gretta ottusità dei padroni. Ho vissuto intensamente la lettura, pur breve, in un pomeriggio, con l’urgenza di scoprire se le nubi nere che si addensavano in ogni pagina avrebbero fatto effettivamente scoppiare la tempesta. E ho provato rabbia per la stupida vanità di una smorfiosa, che, morendo, innesca la tragedia finale, probabilmente identificandola con più di una persona che conosco realmente, altrettanto capace di scatenare scompiglio.
Non sono mai stata particolarmente amante della letteratura americana, che avverto troppo distante dalla mia sensibilità e non so nemmeno cosa mi abbia portato a comprare questo volume, dalla copertina non particolarmente accattivante per i miei gusti (lo ammetto, subisco molto il fascino dell’involucro curato, quasi fosse garanzia di ciò che mi attende fra le pagine). Un testo nato come libro per ragazzi e che offre tanti spunti di riflessione, uno su tutti è il valore dell’amicizia, quella sincera, che aiuta a sentirsi forti in un mondo brutale, in cui imperversa la miseria, anche spirituale.
L’amicizia autentica, che sa prendersi cura, sempre, fino al gesto estremo. “Perché… perché ci sei tu che pensi a me e ci sono io che penso a te, ecco perché”.