Prendo a prestito il ritornello di un noto brano di qualche anno fa, per scrivere della mostra ospitata a Villa Mussolini sino al prossimo 27 settembre: “Gli italiani” di Bruno Barbey. Il fotografo, dal 1961 al 1966, prima di entrare a far parte dell’agenzia Magnum Photos, mentre ancora studiava fotografia in Svizzera, per combattere la noia saliva sul suo vecchio Maggiolino e girava l’Italia, immortalando, in bianco e nero, gli anni della rinascita del nostro Paese, con tutte le sue contraddizioni. Un’Italia divisa tra un Nord in corsa e un Sud che cercava la propria via per il rilancio. Senza dimenticare l’evoluzione del ruolo della donna, tra tradizioni religiose e sfilate di moda.
Un mondo rurale che cedeva il passo all’industrializzazione, la Milano elegante del Teatro alla Scala e dei caffè alla moda, gli scugnizzi di Napoli, la nobiltà palermitana, Roma tra periferia, vie del centro e il lido di Ostia, la campagna Toscana, il fascino elegante di Venezia. Un mondo che stava cambiando, fissato negli scatti di un giovane che aveva una romantica visione dell’Italia, influenzato anche dal cinema neorealista. Un centinaio di opere di grande fascino, accompagnate da citazioni, tra gli altri, di Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Leonardo Sciascia, Carlo Levi, Natalia Ginzburg, Guido Piovene, Alberto Moravia, che completano il quadro disegnato dal fotografo. Foto di persone, spesso sorridenti di fronte all’obiettivo, alcuni timidi, altri più spavaldi, momenti di vita colta nel suo svolgersi e che permettono di vedere situazioni lette solo sui romanzi ambientati in quegli anni. Un percorso che merita di essere visto, con calma, godendosi il video, che apre il percorso espositivo, con l’intervista a Barbey, in cui l’autore sintetizza il progetto “Gli Italiani” mentre scorrono i ritratti in mostra.
Una nota personale, fra le fotografie esposte ce n’è una di una donna ritratta seduta in un vicolo di Napoli, di fronte a un cartellone del lotto che riporta tre numeri, probabilmente per lo scetticismo che mi caratterizza non sono avvezza al gioco, ma uscita da Villa Mussolini ho tentato la sorte. Non mi ha arriso, ma sono comunque soddisfatta, aver visto dal vivo le opere di qualcuno di cui avevo solo letto sui libri è stata un’opportunità preziosa. Una mostra che consiglio, non solo agli amanti della fotografia, ma anche a chi subisce il fascino e la nostalgia per quegli anni, in cui il futuro prometteva benessere per tutti.
