Le festività natalizie 2025 rimarranno nei miei ricordi per la terribile influenza che dal 24 dicembre mi ha lasciato, a malincuore e con notevoli strascichi, dopo capodanno, rovinando tutti i piani, incluso il concerto di Natale di Vinicio Capossela, appuntamento a cui tengo tantissimo. Passati i giorni in cui la febbre era talmente alta da non riuscire nemmeno a tenere aperti gli occhi, ho trascorso la convalescenza guardando film natalizi alla tv. Tra questi, mai visto prima, Mr Magorium’s wonder emporium, del 2007, che racconta la storia di un eccentrico proprietario di un magico negozio di giocattoli. Un posto fatato, dove la fantasia è realtà e i bambini, ma anche tutti coloro che non hanno rinunciato a credere ai sogni, possono vivere incredibili avventure.
La direttrice del negozio è Molly, una ventiduenne musicista, ex bambina prodigio del pianoforte, che non si sente all’altezza della brillante infanzia, bloccata e frustrata nel tentativo di scrivere una propria sinfonia. Non si sa come sia approdata al negozio, ma quello che è certo è che crede fermamente nel potere della magia e ama la compagnia dei bambini, che trovano in lei un’amica. Soprattutto uno, il piccolo Eric, di grande intelligenza e sensibilità, incapace di relazionarsi coi suoi coetanei, sentendosi diverso dagli altri. L’ingresso in negozio di un rigido commercialista, il giovane Henry Weston, preannuncia un cambiamento, il ritiro di Mr Magorium, intenzionato a mettere ordine nella gestione contabile dell’attività per lasciarla a Molly.
Non vado oltre nel racconto per non rovinare la visione a chi non lo conoscesse, pur essendo un film di quasi vent’anni fa. Aggiungo solo che ho trovato incantevole la scelta dell’arredamento del negozio, delicate le interazioni fra adulti e bambini e notevoli gli attori, con un Dustin Hoffman inedito nei panni dell’elegantissimo e stravagante giocattolaio dal cuore d’oro e col sorriso della meravigliosa Natalie Portman a illuminare la scena. Una storia semplice, dal sapore buono, senza melensaggine ma piena di dolcezza anche nei dettagli. I giocattoli esprimono emozioni e sono un ottimo contrappunto per gli attori, non sempre in carne e ossa (adorabile il cameo di Kermit la Rana che fa la spesa in negozio).
Forse complice la spossatezza, mi sono ritrovata a commuovermi, soprattutto quando uno dei pupazzi dell’emporio tenta più volte di abbracciare il contabile, senza che lui nemmeno se ne accorga, refrattario com’è a tutto ciò che esula dal lavoro per cui è stato assunto. Il pupazzo in questione è un sock monkey, di cui ignoravo l’esistenza prima della visione del film e che trovo incredibilmente grazioso, tanto da desiderarne uno. Essendo un popolare giocattolo americano, nato nel XIX, imbottendo calzini, soprattutto della marca Rockford, per donare gioia ai bambini anche in momenti di estrema povertà, pur avendolo cercato, non sono riuscita ad acquistarlo. Mi è quindi passato di mente, fino a quando, per il mio compleanno, da un enorme pacchetto è saltato fuori proprio lui, in calzino e ovatta, una simpatica scimmietta stilizzata che mi fa sorridere solo a guardarla.
Nulla di particolarmente eclatante quindi, un film carino guardato sul divano e un pupazzo imbottito che mi intenerisce, non sono certo notizie da prima pagina… eppure, il pensiero che qualcuno che mi era accanto anche nei giorni faticosi dell’influenza, si sia accorto di quanto mi piacesse e si sia preso la briga di cercarlo e acquistarlo, facendolo arrivare da oltreoceano in tempo per il mio compleanno, mi sembra meraviglioso. Ascoltare le emozioni altrui e regalare un piccolo sogno di magia sono gesti rari e preziosi, che allargano il cuore. E di cui sono infinitamente grata.

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