La festa della Mamma è una occasione bella e, a differenza di San Valentino o ricorrenze simili, mi è sempre piaciuta. Forse perché ho una mamma che merita di essere festeggiata ogni giorno, ma sin da quando all’asilo, con le mollette di legno e la colla vinilica, preparavamo cuori che attestassero l’amore filiale, ho provato una sensazione di calore nei confronti di questo appuntamento. Poi, crescendo e desiderando moltissimo un erede che ha deciso di negarsi, non è cambiato il mio rapporto con la seconda domenica di maggio, rimanendo ostinatamente figlia. Ciò che è mutato è il mio rapporto con quel sogno che non si è mai concretizzato, quella manina piccola e delicata che ti stringe un dito e, mentre accade, è come se in quelle falangine si concentrasse tutta l’energia del creato. L’ho provato con i miei bellissimi nipoti, avrei tanto bramato viverlo con qualcuno che mi chiamasse mamma. Nonostante i tanti anni passati, ricordo perfettamente quando ho preso in braccio per la prima volta ciascuno di loro, anche ora che sono grandi e che abbraccio e bacio a tradimento.
Ma come si racconta il vuoto enorme che si avverte per qualcosa che non si è mai conosciuto, come si spiega la difficoltà che si prova quando le persone attorno a te, genitori felici, angosciati, stanchi, stressati, ma comunque genitori, raccontano dei propri figli? O ancora, come trovare le parole quando qualcuno con poco tatto, anche involontariamente, rinnova un dolore dando per scontato che, vista l’età, da qualche parte ci sia un erede in piena adolescenza?
È strano avvertire ferocemente la mancanza di qualcuno che non si è mai conosciuto, di qualcuno sognato, immaginato, desiderato e amato anche nell’inconsistenza dell’illusione. Non si può descrivere, né ritenere che sia un’emozione condivisa, connaturata all’essere donna; conosco tante persone che, per scelta, hanno rinunciato alla maternità. Un turbamento che va taciuto, un dolore che non deve essere manifestato, perché “beata te che non hai le preoccupazioni, la stanchezza, gli impegni, i pensieri… e chi più ne ha più ne metta, da genitore”. Eppure ci sono giorni in cui questo rodimento è più rumoroso e avverto la necessità di mettere in fila le parole e cercare di spiegare perché quel bambino, che ogni tanto fa capolino nei miei sogni chiedendomi perché non abbia pianto abbastanza per lui, riesce davvero a farmi male.
Voi, genitori, avete un grande dono e siete fortunati, perché non tutti lo hanno ricevuto, ricordatevelo, anche quando vi fanno arrabbiare perché capricciosi, egoisti e in preda alle mille paturnie della crescita.
E oggi, per la vostra festa, vi faccio tanti auguri, mamme. E auguri anche a chi avrebbe desiderato esserlo ma si è scontrata con una realtà diversa.
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