C’è un formidabile autore svedese, pubblicato in Italia da Iperborea, che si chiama Lars Gustafsson. Purtroppo è mancato il 3 aprile di dieci anni fa, alla vigilia dei suoi ottant’anni. Dunque il 17 maggio di quest’anno ne avrebbe festeggiati novanta. Proprio in questi giorni mi sono ritrovata fra le mani un suo libro, acquistato tempo fa ma rimasto nella pila dei “da leggere” e la coincidenza di questi anniversari mi ha fatto desiderare di scriverne. Inizialmente pensavo sarebbe stato bello pubblicarlo nel giorno del suo compleanno, poi mi è tornato alla mente il parroco, che da ragazzina ascoltavo estasiata per le lunghissime omelie ricche di riferimenti culturali, il quale sosteneva che il giorno più importante per ognuno di noi è il dies natalis, quello in cui si nasce a nuova vita, nel regno dei più.
Dunque, dopo aver letto “La clandestina” in un sabato di relax, mi sono ricordata di come sia avvenuta la conoscenza di questo autore. Complice la bibliofilia che impera anche a casa di mia sorella, un pomeriggio di tanti anni fa, quando i nipoti erano ancora piccoli, un romanzo, su tutti gli Iperborea di cui anche lei è cultrice, mi incuriosì per il titolo: “Il pomeriggio di un piastrellista”. Lo lessi in poche ore, trovando lo stile del suo autore accattivante, la capacità di descrivere situazioni apparentemente banali, lasciando tra le righe spunti di riflessione di peso, mi catturò.
Superfluo aggiungere che altri titoli sono seguiti a questo, facendo entrare Gustaffson fra gli autori del cuore, quelli di cui aspetti con gioia qualche nuova traduzione in italiano. A proposito, una piccola digressione sulle traduzioni Iperborea, non comprendendo lo svedese (o altre lingue del Nord) posso solo dire che sono piacevolissime, la prosa è curata, ricca e con uno stile impeccabile, nello specifico, ogni testo tradotto da Carmen Giorgetti Cima mi ha fatto amare la lettura degli autori che ha curato. Tornando a Gustaffson, quando ho letto della sua scomparsa è stato come apprendere che un conoscente, che incontri di rado ma che ti riprometti di frequentare di più perché è davvero affascinante, è mancato.
Un dispiacere che è anche rimpianto.
Quindi anche oggi, a distanza di un decennio, mi piace ricordarlo e ritornare col ricordo a quel pomeriggio romano, in cui, ho riempito l’attesa di una passeggiata con la famiglia, assieme a un brillante docente universitario che mi ha narrato di Torsten Bergman, esile e bianco di capelli, piastrellista sessantacinquenne, vedovo.