Spiegare a un non lettore il piacere che si prova quando si finisce risucchiati dentro a una storia è quasi impossibile. Il desiderio di continuare la lettura, che spinge a isolarsi assieme al libro scelto, lasciandosi trascinare fra le righe, con l’urgenza di saperne di più è un’emozione che molti bibliofili conoscono, ma rimane oscura a chi è immune al fascino della pagina scritta.
Che sia come per un astemio sentire decantare le qualità di un ottimo vino? O per chi non ama la Formula 1 assistere a un gran premio subendo la concitata telecronaca degli addetti ai lavori?
Una passione a cui ci si sente estranei?
Temo che non siano esempi sufficientemente calzanti. Sarà perché non tollero il rumore e quindi aborro tutto ciò che è chiassoso o magari per il mio palato non abbastanza raffinato, ma credo che la lettura sia la porta di accesso a un mondo più complesso, che può solo essere semplificato per darne conto a chi non ne vuole far parte.
Perché la lettura è popolare, fruibile da chiunque. Basta avere la volontà di restare concentrati per più di due minuti su quello che si sta facendo: leggere. In un mondo in cui la capacità di concentrazione dell’umano medio è inferiore a quella del pesce rosso, lo sforzo pare titanico. Eppure ripaga ampiamente, donando orizzonti infiniti.
Certo, non tutti i libri hanno lo stesso fascino, inoltre spesso risentono dell’umore del momento, a dimostrazione che leggere non è mai un atto passivo. Senza sottovalutare che non tutti i lettori hanno gli stessi gusti, basti pensare che continuo a non amare “Orgoglio e pregiudizio” o “Cime tempestose” e lo scrivo consapevole di suscitare l’orrore in molte care amiche.
Ma la lettura è libertà di perdersi in una storia che è agli antipodi del proprio vissuto, che fa arrabbiare, spaventare, soffrire, ma soprattutto pensare. Così come sognare e divertire, sempre tenendo acceso il cervello. Leggere è un atto d’amore verso se stessi e comprare libri un lusso che riempie di gioia.
Lo affermo con convinzione, in questo inizio di 2026, in cui, oltre ai tanti racconti di Simenon acquistati con la promo dell’editore Adelphi, ho avvicinato anche Alan Bennet, trascorrendo qualche ora in regale compagnia. Ne La sovrana lettrice, l’autore immagina che la Regina Elisabetta scopra il gusto di leggere, al di fuori degli obblighi istituzionali, con una dedizione che darà vita a una serie di gag deliziose, costellate di riflessioni sul potere della lettura, che insegna a mettersi nei panni degli altri e che “fra l’altro, era un muscolo, e a quanto pare lei era riuscita a svilupparlo.”
Insomma, anche se ogni tanto mi sento in colpa nel ritagliarmi del tempo per leggere, mentre mille incombenze mi aspettano, sono convinta che senza i libri non riuscirei a reggere questo enorme frullatore che è la vita da 50enne, perennemente in bilico fra i bisogni di tutti e la voglia di uno spazio solo mio, in cui ritrovarmi.
