“La sola idea di essere condannato a uno schema prestabilito mi atterrisce”. L’aforisma di Raymond Chandler m’infonde sollievo: sono in buona compagnia.
Ho qualche difficoltà ad accettare le costrizioni, un difetto che mi accompagna da quando ho memoria e che mi rende insofferente ogniqualvolta ci sia un tentativo di “inscatolamento”. Premetto che non sono un’anticonformista, non sono una ribelle e di certo non sono mai stata – neppure da adolescente – una persona che potesse definirsi alternativa, semplicemente non tollero che siano gli altri a decidere per me. La donna più intelligente che io abbia mai incontrato in vita mia, che, incidentalmente è anche la persona che mi ha messa al mondo, mi ha sempre detto di pensare con la mia testa e di agire di conseguenza. Per questo soffro infinitamente quando devo rapportarmi con soggetti che vogliono imporre la propria visione del mondo e provano a costringermi all’interno dei loro schemi mentali. Mi sento soffocare di fronte a loro e devo combattere con la tentazione, fortissima, di fuggire e interrompere ogni contatto con queste persone.
Eppure sono sempre di più, uomini e donne incapaci di relazionarsi serenamente con un interlocutore, individui che, nella maggior parte dei casi, non essendo in grado di sostenere il proprio punto di vista con argomentazioni valide, finiscono col mettere in campo l’aggressività. Il risultato è disastroso, chiudo ogni comunicazione e la sensazione di fastidio che avverto diviene fisica. Come se milioni di zanzare mi pungessero, come se qualcuno grattasse con le unghie su una lavagna: insopportabile.
Giudizi, preconcetti, categorie nelle quali inquadrare il mondo per fare meno fatica, per evitare di ragionare, per pigrizia mentale o, forse, perché è più semplice.
Etichettare senza prendersi la briga di comprendere realmente, una male diffuso. Da cui discendono il pettegolezzo, il fantasticare sulla vita degli altri e tutti le piccinerie che sembrano di gran moda, in ogni ambiente. La verità è che ridurre la realtà a contenitori standard, di cui si reputa di conoscere il contenuto solo scorgendone il coperchio, priva della bellezza di scoprire l’infinita gamma di colori di cui si compone la vita. Chi giudica perde un sacco di opportunità, in primo luogo di osservare l’altro, chi si innalza a giudice non può guardarti negli occhi, si limita a valutarti dall’alto del suo scranno.
Troppi individui miopi, impauriti dall’opportunità di aprire le proprie menti. Forse perché la conseguenza del rompere gli schemi potrebbe essere la fatica di una vita autenticamente vissuta?
Essere se stessi è difficile, include il rischio di non piacere a nessuno, nemmeno a chi ci osserva dallo specchio.
Anche se si può sempre cambiare, aggiustare la rotta, fermarsi a chiedere indicazioni, tornare allo svincolo e girare dalla parte opposta. Lo so bene, io che mi perdo ovunque vada…
Uscire da ciò che gli altri hanno deciso per noi comporta assumersi il peso dei propri fallimenti, ma espone anche al rischio di avere successo ed essere felici.
E, allora, che gli altri perseverino nella standardizzazione del mondo, io continuerò a stupirmi di fronte a ogni persona, a ogni situazione, volendola scoprire senza pregiudizi, a ogni mia reazione, perché le vie battute sono comode, ma non sempre conducono alla meta sperata.